contatore gratis

Articoli

Archivio articoli

Dal nome Koine'

Koinè è parola greca che esprime un concetto lungo e spesso: quelli che parlano lo stesso linguaggio ed hanno la stessa cultura. Abbiamo scelto questo messaggio perché siamo convinti che la babele delle lingue, da sempre, non porta bene. Specie a chi si vuole interessare del lavoro della gente. Soltanto la certosina e continua ricerca di un lessico comune e di una antologia comune può consentire di affrontare piccole e grandi questioni che attraversano la cultura e la politica del lavoro, inteso nel modo più ampio possibile, in un tempo dove torna a scarseggiare, specie per i giovani, e continua a trasformarsi.

Leggi tutto...

Politica e forze economiche

di Giorgio Benvenuto

Noi abbiamo dei problemi seri: grande crisi di autorevolezza della politica e della rappresentatività delle forze economiche e sociali. Anche qui assumiamo un linguaggio che prevale e finisce per essere distruttivo che parla di costi della politica, un invito al qualunquismo che intacca sempre il dibattito italiano. Sottostimando la crisi. Il rischio è di ritrovarsi tuttavia, man mano che le cose andranno avanti così duramente, di fronte a una serie di esplosioni di protesta e lotte corporative, ma senza politica.

Il Governo Monti, per i presupposti in cui è nato e in cui opera, non può fare una politica strutturale. Può solo proporre o imporre soluzioni emergenziali.

Un campanello d’allarme sullo sfaldamento del corpo sociale è segnalato dall’irregolarità diffusa: oltre il 30% delle dichiarazioni che vengono fatte hanno vizi di irregolarità. Una delle violazioni maggiori riguarda i carichi familiari. È una situazione preoccupante, perché a marzo l’Imu e le addizionali regionali colpiranno ulteriormente la popolazione. Sono questioni che vanno governate, con consapevolezza, e non lasciare passare il senso comune che la crisi sia una prerogativa europea.

I pregi e i difetti del Paese

di Pierre Carniti

I veri problemi dell’Italia non sono stati ancora affrontati. I pregi ed i difetti del Paese rimangono in larga misura quelli di prima e le prospettive economiche sono rimaste le stesse di novembre, quando il “governo tecnico” è entrato in carica. Basti pensare all’assoluta mancanza di una qualunque politica industriale. Che necessiterebbe dell’individuazione di 5 – 6 settori nei quali l’Italia potrebbe competere con successo sui mercati internazionali, concentrando e destinando a questo proposito i trasferimenti pubblici alle imprese, oggi invece sostanzialmente sperperati con una distribuzione a pioggia. Basti pensare alla carenza di una vera politica energetica: oggi l’Italia spende circa 55 miliardi di dollari all’anno per il petrolio importato, contro i 12 miliardi del 1999. Questa differenza è quasi pari all’attuale deficit della bilancia commerciale

In effetti, finora Monti è riuscito a fare poco o nulla per migliorare le prospettive di crescita. Anzi, si è addirittura “incartato” intorno a problemi apparenti. Come alcune pseudo liberalizzazioni, o l’articolo 18 dello Statuto.

Se tutto questo non bastasse, si deve anche fare i conti con la questione cruciale del debito pubblico. Che è il nodo scorsoio stretto al collo dell’economia italiana. Problema che, se non affrontato con una misura straordinaria, in grado di ridurre drasticamente lo stock accumulato, trascinerà inevitabilmente a fondo tutta l’economia. L’idea che la faccenda possa essere risolta semplicemente con politiche di bilancio restrittive non sta assolutamente in piedi, anche perché chi sta in basso nella scala sociale, è stato soprattutto costretto a peggiorare le proprie condizioni di vita, essendosi dovuto sobbarcare la parte prevalente dei costi di aggiustamento dei conti pubblici.

La riforma del mercato del lavoro

di Raffaele Morese

Una valutazione sulle tre aree di intervento della riforma del mercato del lavoro. Quella relativa alle flessibilità in entrata e alla tutela della donna lavoratrice non è una rivoluzione, ma deve essere apprezzata. L’impianto universalistico e strutturale della revisione degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro è un buon disegno di ammodernamento delle strumentazioni per la gestione delle crisi aziendali. Ma è inficiato da due grosse incognite: la dimensione delle risorse necessarie per farlo funzionare e la data di entrata in vigore, il 2017; decisamente molto in là per non temere ripensamenti. Infine la terza area, quella dell’articolo 18, su cui il braccio di ferro può diventare socialmente e politicamente incandescente. Il testo finora conosciuto è decisamente squilibrato, a spese del lavoratore, tanto che lo stesso Monti ha ammesso che potrebbero esserci degli abusi. Quindi, dovrà essere sicuramente cambiato nella parte relativa ai licenziamenti individuali per motivi economici. Lo chiedono in troppi e chi non lo chiede - come la Confindustria di Squinzi – dichiara che non è una priorità.

Ma perché Monti non ha tentato fino in fondo una mediazione con le parti sociali anche su quest’ultimo argomento? La chiave di lettura sta, con ogni probabilità, nella sua insistenza nel dire che il tempo della concertazione è finito. Il sospetto è che il vero messaggio ai mercati internazionali non fosse sui licenziamenti ma sul potere del sindacato. Il Premier preferisce che sia il Parlamento a cambiargli la proposta, piuttosto che definirla con il sindacato.

Utente

Compila il form e avrai tutte le informazioni che ti serviranno per diventare Socio Koine
La trasparenza delle spese e delle fonti di finanziamento è un fondamento della cultura di Koinè