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Koinè incontra Han Dongfang, attivista sindacale cinese. Roma 29 maggio 2013

Koinè, con la collaborazione delle Fondazioni Basso, Buozzi, Brodolini, Di Vittorio e Pastore organizza per mercoledì 29 maggio alle ore 16.00 un incontro/dialogo con Han Dongfang, attivista sindacale cinese, tra i protagonisti, nel 1989, delle manifestazioni di Piazza Tein Anmen e ora Direttore dell’organizzazione China Labour Bulletin, che da Hong Kong, insieme ad un gruppo di giuristi del lavoro presenti in Cina, promuove il rispetto dei diritti fondamentali del lavoro nelle grandi imprese nazionali e multinazionali (vedi allegato scheda su Han Dongfang).

L’evento si terrà presso la Sala del Refettorio (Camera dei Deputati), Via del Seminario, 76, Roma.

L'incontro sarà l'occasione per discutere con Han Dongfang dei cambiamenti economici e sociali in Cina, del quadro legislativo e giuslavoristico, del rapporto tra imprese e sindacato e del tema della contrattazione collettiva in particolare nelle imprese presenti in quel grande paese.

All’incontro sono stati invitate le aziende italiane che operano in Cina, le confederazioni Cgil, Cisl e Uil e le loro categorie nazionali, i Ministeri maggiormente interessati, le associazioni datoriali, i partiti politici, le associazioni che favoriscono gli scambi tra Italia e Cina, le Università che hanno rapporti culturali.

Di seguito il programma del seminario >>>

OGNUNO FACCIA LA PROPRIA PARTE, DA “VISIONARIO”

di Raffaele Morese
(relazione convegno Koinè ''Chi e come darà priorita' al lavoro?'') 

La prudenza avrebbe consigliato di rinviare questo Convegno. Era stato pensato e costruito nella convinzione di un risultato limpido delle elezioni politiche e quindi di interlocutori certi con cui confrontarci. Gli italiani ci hanno spiazzati, meravigliati, spaesati. Così, i tempi delle incertezze si sono inevitabilmente  allungati. Le parole sembrano perdere significato, specie quando la discussione prevalente riguarda l’antefatto (“tutti a casa”, “via i privilegi della casta”, “basta con l’austerità”ecc.) e non il fatto (il bene comune, l’interesse generale). Sia chiaro, il primo è sacrosanto, specie per l’inerzia che sui temi dei costi della politica hanno dimostrato finora i partiti. Ma il secondo non può essere relegato in un “dopo” indefinito, perché il tempo purtroppo non è una variabile indipendente. 

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“…ma chi e come darà priorità al lavoro?”

L'Associazione Koine' organizza l’evento pubblico “…ma chi e come dara' priorità al lavoro?”, per il 19 marzo 2013 presso il CNEL, Sala del Parlamentino.

Si discuterà della centralità del lavoro per ridurre le disuguaglianze e instradare la ripresa, ragionando sia sul ruolo cruciale dell’Europa sia sulle azioni da intraprendere per invertire il declino di produttività e competitività del Paese. Il dibattito sarà animato da relatori e discussants in rappresentanza di molte delle anime politiche, sociali ed economiche del Paese.

Programma >>>

Interloquendo con The Economist sui nuovi e vecchi “clowns” italiani

di Marino Lizza

The Economist ha pubblicato una mia lettera con la quale criticavo l’analisi dei risultati delle elezioni Italiane. Benché alla copertina e ai titoli sbeffeggianti su Grillo e Berlusconi seguissero ragionamenti più seri, ho ritenuto che il tono di scherno fosse inaccettabile tanto per la democrazia italiana, quanto per la costruzione di una corretta opinione in Europa circa la complicata situazione che stiamo attraversando.

Confermando, a mio avviso, il suo apprezzabile spirito liberale, il settimanale inglese mi ha prima risposto personalmente argomentando la posizione, e ha poi pubblicato la nota sul suo ultimo numero.

Di seguito la mia lettera e la risposta di Mr. John Peet, Europe Editor. Seguono testi in italiano

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Lo spaesamento da recuperare velocemente

di Raffaele Morese

Queste elezioni sono così sconvolgenti che ognuno può vantare una verità interpretativa. Personalmente, non ho una risposta complessiva. So soltanto che più della metà dei votanti ha gratificato chi gli ha spiegato che soltanto con la demagogia si possono risolvere gli “enne” problemi di questo Paese sgangherato. Dopo la caduta del Governo Berlusconi, avevo sperato e dichiarato che, finalmente, a orientare il nostro futuro sarebbe stata la testa e non la pancia degli italiani e ho avuto torto. Ne faccio pubblica ammenda e quindi mi pongo di fronte alla nuova ed inedita situazione con una doverosa modestia e prudenza.

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Pensioni: crollo del potere d’acquisto

 

di Flavio Pellis – segretario generale AReS

I recenti dati diffusi dal sindacato pensionati SPI-CGIL evidenziano che il potere d’acquisto delle pensioni, negli ultimi 15 anni, è diminuito del 33% in rapporto all’economia reale, individuandone la cause unicamente nell’aumento di tasse e tariffe, aggiungendo che sono inoltre destinati a peggiorare per effetto del blocco della rivalutazione annuale (valevole per il biennio 2012-2013) introdotto con la riforma Fornero. Peraltro va rilevato che i pensionati non hanno nessuno strumento di difesa (con la rivalutazione bloccata oltre i circa 1.100 euro netti/mese; mentre tutti gli altri hanno strumenti di adeguamento: le imprese ed i commercianti con i prezzi, i liberi professionisti con le parcelle, i lavoratori con i CCNL – anche se molto svalutati,etc.). Ma non basta chiedere di reintrodurre la rivalutazione delle pensioni (vedi la recente lettera unitaria dei sindacati pensionati SPI-FNP-UILP ai candidati premier), bensì va assolutamente aperto il tema del meccanismo di rivalutazione, che è stato dimenticato/accantonato da TUTTI, compresi i sindacati dei pensionati (che invece dovrebbero esserne quantomeno a conoscenza)!

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Perché votare Berlusconi

di Marino Lizza

 

A questo punto della campagna elettorale a me paiono evidenti le tre tipologie di concittadini che voteranno Berlusconi (ovvio che c’è dell'altro, ma semplifico). Due di loro sono nel giusto, la terza no.

La prima categoria è quella dei "fedelissimi ideologici". Elettori di destra, che da un ventennio hanno trovato un leader convincente. Persone rispettabili che non voterebbero mai dall'altra parte, che hanno il baricentro della propria esistenza in loro stessi, che non vivono le tensioni del corpo sociale quale pezzo del personale malessere/benessere. Riduzione delle disuguaglianze, universalità nell'osservanza delle regole, pari dignità e opportunità, multiculturalismo, degrado ambientale, sono temi da salotto, talvolta anche appassionanti, ma non entrano in gioco quando c’è da scegliere chi li governa. Costoro erano per definizione già nel 14% pre-ritorno di Berlusconi.

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Dalle elezioni un Governo per fare … cosa?

di Flavio Pellis – Segretario Generale AReS

Siamo in un passaggio cruciale della storia italica; possiamo continuare galleggiando oppure decidere.

Abbiamo sostenuto il governo Monti per togliere l’Italia dal baratro, abbiamo fatto bene, ma è stata una operazione prevalentemente difensiva. Abbiamo limitato le perdite, ma chi ha pagato il prezzo maggiore sono stati i ceti medi, il popolo di lavoratori e pensionati, i piccoli imprenditori e gli artigiani. Non le corporazioni, le rendite e quel 10% di veri ricchi che detengono quasi il 50% della ricchezza nazionale. Inoltre, molti ritengono ancora che l’adesione acritica alla deregulation liberista sia ancora il requisito indispensabile per governare, confidando che lo sviluppo segua ... Ma questa strada si è dimostrata fallace oltre che ingiusta.

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