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Come si salva l' Ilva

Intervento di Gianni Florido – Presidente della Provincia di Taranto 

Un amico avvocato che era alla manifestazione sindacale interrotta così platealmente  da pochi contestatori che “si sono presi la piazza”, mi ha confessato di aver pianto nell’accorgersi che in quella piazza non c’era più la classe operaia.
Mi diceva, e io condividevo, che mai ai nostri tempi sarebbe potuto accadere. Ho solo aggiunto che una classe operaia come quella che abbiamo conosciuto non solo non c’è più ma mai più ci sarà.
Quella era la classe operaia figlia dei grandi partiti popolari e del conflitto permanente che si era formata sul terreno della conquista dei diritti e che portò, nel 1970, all’approvazione dello Statuto dei lavoratori. Nella Italsider-Ilva pubblica i sindacati raggiunsero quasi l’80% di iscritti tra operai e impiegati e l’azienda, che aveva per proprietà lo Stato e i partiti, salvo che nei primi anni di insediamento, considerò il sindacato come una parte della catena di comando dell’impresa. Riva, appena arrivato, ha, per scelta ideologica e di interesse, annichilito quel modello codecisorio e lo ha fatto non solo “combattendo” il sindacato fino a ridurlo a poca cosa ma anche cancellando il peso sociale di un’azienda, quella pubblica, che con il circolo Vaccarella, la stagione teatrale Italsider, gli Internazionali di tennis e il coevo e molte volte malato rapporto con le aziende locali aveva costruito attorno a sé una rete di consensi, e anche di silenzi, che si sono poi trasformati, anche con giustezza, in contrapposizione ed estraneità.

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Il Presidente Monti, Bud Spencer e Terence Hill

di Marino Lizza

Per salvare l’Italia dalla bancarotta il Presidente Monti è impegnato nella difficile partita europea per garantire la tenuta della moneta unica. Fortunatamente nelle ultime settimane alcuni pesi massimi hanno apertamente dichiarato di giocare nella stessa squadra, impegnandosi a superare la riottosità dei loro fronti interni (il board della BCE per il Presidente Draghi e la coalizione di governo per la cancelliera Merkel). Un  altro importante membro della squadra, Il Presidente Hollande, non ha problemi interni, disponendo di un potere politico praticamente senza precedenti nella storia della quinta Repubblica. Se sarà capace di tirare la Francia fuori dalle nebbie del neo-protezionismo e dell’eccessivo protagonismo dello Stato nell’economia darà un contributo decisivo per la ripresa di tutto il continente.


Da buon economista Monti utilizza la regola dell’asservimento di tutti (o quasi) gli strumenti a sua disposizione nel tempo dato per conseguire l’arduo obiettivo di mettere i conti in ordine, precondizione perché l’Italia non trascini l‘Euro nel baratro. La politica fiscale restrittiva e il depennamento della concertazione sono entrambi strumentali al pareggio di bilancio, dal punto di vista algebrico la prima, da quello della capacità di manovra la seconda. Ovviamente una tale politica è musica per le orecchie delle cancellerie europee, che non sono chiamate a garantire il benessere futuro di italiani, spagnoli, portoghesi, irlandesi e greci, ma si occupano della tenuta dello status quo quale pilastro della prosperità dei loro concittadini.

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Uscire dal declino: ripartire REDDITI e LAVORO

di Flavio Pellis

La lezione fondamentale che si ricava dell’esperienza della crisi e dei suoi effetti, è che non è possibile affidarsi a mercati incontrollati ed autoregolamentati, ma serve una risposta economica più razionale e lungimirante (vedi il recente Documento del Pontificio Consiglio sul sistema finanziario); tralasciando per brevità  approfondimenti su Eurolandia (tra cui la possibilità di unire austerità e crescita, che serve solo a giustificare la logica ferrea del rigore, ma la pessima idea dell'austerità in piena depressione genera recessione e disgregazione), restiamo da noi ed alla questione centrale: cioè per uscire dal declino serve più crescita e più occupazione.

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DICO UNA BESTEMMIA, VIA LE REGIONI

di Raffaele Morese

Con la spending review si consolida il requiem per le Province. Non per tutte, ma per una buona fetta. E non perchè sono le più spendaccione. Pare che non abbiano più neanche i soldi per far ripartire il prossimo 'anno scolastico. Chiusura per riduzione dei livelli istituzionali, si dice. Ma si è fatta veramente una discussione seria su ruolo ed utilità dei vari livelli istituzionali che ha questo Paese? Soprattutto se la prospettiva, che tutti conclamano (non so se sinceramente o no), è quella degli Stati Uniti d'Europa e quindi di un trasferimento di sovranità a quel livello?

Ma anche a prescindere da questa avveniristico scenario, siamo certi che stiamo eliminando il tassello giusto? A me sembra che la Provincia, essendo l'anello debole (per le funzioni che svolge) dell'impalcatura istituzionale del Paese, sia stata scelta dai partiti come l'agnello sacrificale di un'esigenza sacrosanta, come quella della semplificazione dei livelli elettivi, decisionali  e di potere. I soldi risparmiati sono relativamente pochi, i posti per fare buone o cattive politiche relativamente rilevanti. C'è da scommettere che non se ne accorgerà nessuno che non andremo più a votare per le Province ma il malumore sulla "cattiva" politica rimarrebbe intatto.

Ci sarebbe altro da fare. Mettere sotto la lente di ingrandimento le Regioni, il loro ruolo, la loro efficacia sia per il benessere dei cittadini che della democrazia. Quanto al primo, parliamoci chiaro: le Regioni sono importantii soltanto per la sanità. L'80 % o più dei loro bilanci sono destinati alla tutela della salute dei cittadini. Ma ha senso avere 25 sistemi di sanità e così scoprire che una siringa può costare o 0.6 euro oppure 3 euro a seconda della gara fatta in questa o quella Regione? Ciascuno di noi vorrebbe essere certo di poter essere tutelato allo stesso modo a Marsala o a Bolzano. Ma, dopo tanti anni di esistenza delle Regioni, questo obiettivo non è stato raggiunto; anzi, sembra sempre più irragiungibile. E se la sanità ritornasse ad essere competenza nazionale, sia pure con articolazioni funzionali a scala territoriale, il ruolo della Regione sarebbe fortemente ridimensionato.

Ma anche sul piano della democrazia ci sarebbe molto da dire. Sia perchè quel livello è largamente esposto a rischi di mal governo se non di corruzione reiterata, sia perchè non lo si può certo esporre come un luogo di eccellenza per lai formazione della classe dirigente politica. Basta fare mente locale a chi è diventato leader a livello nazionale, venendo dall'esperienza regionale;  si scoprirebbe che non si va oltre le dita di una sola mano. E, a naso, il risparmio di risorse sarebbe enormemente superiore a quello della scomparsa delle Province. Certo, la Lombardia perderebbe il privilegio di avere una sua rappresentanza diplomatica a Washington, ma forse avrebbe qualche anziano in più meglio assistito in Brianza.

Pensiamoci, fin che siamo in tempo.

N.B. Questa idea è strettamente personale e non coinvolge affatto l'Associazione Koiné            

La concertazione come cavolo a merenda

di Raffaele Morese

Che Monti non amasse la concertazione era noto da tempo. Che non avesse intenzione di praticarla lo si è visto nella gestione della riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Ma, allora, perchè questo attacco a freddo, di fronte a tutti i banchieri d'Italia? 

L'ideologia non c'entra affatto. E' uomo troppo avveduto per cascare su questo tipo di banana. C'entra in parte il suo costante tentativo di non far scivolare in seconda fila i partiti che lo sorreggono nella costruzione delle difficili soluzioni per questa crisi, sempre più complessa. E' in questa logica che, nella stessa circostanza, ha spezzato una lancia a favore del Berlusconi "umiliato" a Bruxelles.

Con più probabilità, c'entra il calcolo freddo di ricerca dell'alleanza con i poteri forti che, attualmente, non sono né la Confindustria, né i sindacati, entrambi costretti sulla difensiva dalla situazione di recessione. Lo sono le banche, che  vuole al proprio fianco, per non cascare nella drammatica e spiacevole condizione di Paese che chiede l'intervento dell'Europa per difenderlo dall'assalto della speculazione finanziaria. Monti, ai poteri forti, è sensibile, anche se non ne è il rappresentante. E la partita delle prossime settimane è tutta giocata sulla capacità di spiegare agli italiani che i sacrifici non serviranno a imbottire le tasche degli speculatori e le banche, a partire da quelle italiane, non sono nelle retrovie di questo arraffa arraffa perverso.   

Non c'è altro modo per spiegare quell'attacco. Specie con il riferimento al passato e giustamente i sindacati gli hanno ricordato che senza la concertazione del 1992/93, l'Italia non sarebbe mai entrata nell'euro. Specie in riferimento al controverso comportamento del suo Governo nei riguardi dei sindacati confederali, a cui è stato richiesto senso di responsabilità, ottenendolo sostanzialmente, mentre si è stati più comprensivi e permissivi verso le pressioni corporative, man mano emerse, a partire dai tassisti.

La concertazione è cosa seria; non può essere usata come zuccherino per palati voraci. Si può anche ritorcere contro, soprattutto se i sindacati non si lasciano intimidire. Perchè, checchè ne pensi Monti, nel futuro dell'Italia, se non vogliamo uscire con le ossa tutte rotte, non vi potrà che essere più concertazione.

  

 

Europeisti per necessità

di Raffaele Morese

C'è euforia sull'Europa, dopo la notte tra giovedi e venerdi scorso, quella del doppio match: Italia - Germania e Monti - Merkel. Alla vigilia, la paura che gli egoismi nazionali prevalessero era tanta e giustificata.Il timore più diffuso era quello che venisse fuori un accordicchio. Invece, è stato approntata un'intesa che rafforza, nonostante i limiti  che  contiene, la volontà di rafforzare l'euro e di procedere uniti. Attorno  al tavolo, quella notte non hanno giocato la loro partita degli europeisti puri e lungimiranti. Purtroppo, ci sono molti nani a confronto di chi fece nascere l'euro. Cameron minaccia finanche il referendum per uscire dall'Unione, ora che ha capito che  la storica egemonia anglo tedesca non è più possibile.

Però, ci basta che vi siano europeisti per necessità. Uomini di Stato che sappiano fare di necessità, virtù. E' innanzittutto una garanzia di serietà, in tempi in cui c'è chi insegue le soluzioni facili, come quella del ritorno alla svalutazione monetaria a gogo'. E' anche una sicurezza, perchè a prevale sono state le misure di tipo strutturale, dopo molti summit in cui si facevano tanti processi ai più deboli e si cercava con tenacia di mettere quà e là, qualche rattoppo. E' infine una svolta, se si considera che per la prima volta gli Stati hanno preso di petto i mercati e hanno deciso che la loro severità va bene, ma la loro speculazione va contrastata. Tutto sommato, da quest'insieme di risvegli  che fanno senso comune dell'Europa, si può auspicare realisticamente che si apra la strada ad un'azione comune sempre più incisiva rispetto alla crisi.

Gli europeisti per necessità oltre che ai mercati,  devono decidere di parlare anche a chi lavora. Siamo ormai a livelli record di disoccupazione, specie giovanile, in tutta l'Europa, salvo la Germania e qualche Stato nordico. C'è da mettersi le mani nei capelli per quello che può succedere a settembre, quando si farà la conta delle aziende che non riaprirano i cancelli, se la congiutura resta quella degli ultimi mesi. Quella della manacanza di lavoro, da questione sociale può diventare questione di ordine pubblico. Mantenerla negli argini naturali comporterà decisioni che ci rimandano di nuovo all'Europa. Non basteranno le scelte nazionali per rifornire le batterie dell'inversione di tendenza della produzione di beni e servizi. Ci vuole un'Europa più solidale e meglio attrezzata per rilanciare la domanda interna, aumentare i redditi spendibili, ripartire il lavoro disponibile. E se ciò accadrà, gli europeisti per necessità diventeranno un po' più europeisti senza aggiunta di qualificazione

        

Una proposta per la riduzione straordinaria del debito pubblico

Un’iniziativa dell’Università Link Campus

Lo scopo di questa proposta è contribuire a creare le condizioni  per la sopravvivenza dell'euro in condizioni che non comportino per l'Italia un aumento della disoccupazione, secondo il dettato costituzionale della nostra Repubblica, fondata sul lavoro. Per raggiungere l'obiettivo, riteniamo che si debba affrontare i nostro principale punto di debolezza: il rapporto debito pubblico/PIL, sia a livello centrale che locale. A tal fine proponiamo di cedere il patrimonio pubblico attivando strumenti tecnicamente efficaci ed efficienti, affidandoli alla cura di mani e di controlli affidabili e capaci.

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Lavoro e democrazia. Conferenza lavoro PD, Napoli. (15 giugno 2012)

di Pierre Carniti

1 – la situazione del lavoro è sempre più grave. La precarietà tracima e la disoccupazione dilaga. Siamo quindi in presenza non solo di una drammatica questione sociale ed economica, ma anche di una potenziale minaccia alla democrazia. La democrazia infatti non è una conquista che si fa una volta per tutte. Ma vive solo se è costantemente coltivata. Altrimenti deperisce. Con conseguenze disastrose. Come succede quando, con colpevole imprevidenza, il giardiniere decide di non  sarchiare il prato solo perché l’estate è stata umida.

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SEMINARIO ''LE RELAZIONI INDUSTRIALI''

LE RELAZIONI INDUSTRIALI TRA GALLEGGIAMENTO E PROGETTUALITÀ. NUOVE FORME DI CONTRATTAZIONE AZIENDALE, PARTECIPAZIONE E WELFARE. Il 13 giugno 2016 presso SPAZIO IDEA – VIA LANZONE 36, MILANO Ore 16.00 – 19.00

Durante il seminario verrà, tra l’altro, presentato il libro: IL MUTUALISMO. PER UN NUOVO STATO SOCIALE

di Sandro Antoniazzi, Marco Carcano, Sergio Zaninelli

 PROGRAMMA DEL SEMINARIO

Presentazione del seminario

Andrea Volpe, Direttore Generale ISMO

Introduzione al tema ed ai contenuti del libro

Sergio Zaninelli, già Rettore Università Cattolica del Sacro Cuore

Spunti per un progetto sul rapporto fra produttività, welfare aziendale, partecipazione e contrattazione aziendale

Marco Carcano, Senior Partner ISMO

Tavola rotonda coordinata da Roberto Ferrari, Senior Partner ISMO Piero Albini, Direttore Area Lavoro e Welfare di Confindustria

Marco Bentivogli, Segretario Generale FIM CISL

Elena Lattuada, Segretario Generale CGIL Lombardia

Umberto Tossini, Direttore Risorse Umane e Organizzazione Automobili Lamborghini

Interventi programmati di:

 

Manuela Amoretti, Sandro Antoniazzi, Alberto Apollo, Guido Baglioni, Roberto Benaglia, Andrea Pallante, Pierantonio Varesi, Luigi Volpe...



Il Socialismo europeo e la Grande Guerra

Il Socialismo europeo e la Grande Guerra - Trento, 23-24 giugno 2016 presso Le Gallerie Piedicastello, Trento – Sala Conferenze.

Giovedì 23 ore 15:00-19:30

Programma:

“Socialismi europei di fronte alla Grande Guerra” - Indirizzi di saluto a nome degli Enti organizzatori, della Provincia autonoma di Trento e del Comune di Trento
Presiede e modera: Giorgio Benvenuto Introduce: Paolo Pombeni Comunicazioni:

-Gabriele D’Ottavio: “Il caso tedesco” § Giulia Guazzaloca: “Il caso inglese”
-Maurizio Cau: “Il caso austriaco”
-Michele Marchi: “Il caso francese”
-Zeffiro Ciuffoletti: “Il caso italiano”

Conclusioni: Timothy G. Ashplant

“Attorno a Cesare Battisti: socialismo e nazione” Presiede e modera: Carlo Ghezzi
Introduce: Giuseppe Ferrandi
Comunicazioni:

-Mirko Saltori: “Il socialismo trentino”
-Fabrizio Rasera: “Cesare Battisti”
-Harald Troch: “Socialismo austriaco ieri e oggi”

Tavola rotonda
Presiede e modera: Gennaro Acquaviva Giuliano Amato
Susanna Camusso 



IL GOVERNO DELLA CITTA?

Convegno 12-13 maggio 2016 presso la Sala Buttinelli - parrocchia della Trasfigurazione di NSGC a  Roma in Piazza della Trasfigurazione 3 (monteverde).
Programma del convegno:
Giovedì 12 maggio alle ore 16.30: Roma un manifesto per la rinascita
Venerdì 13 maggio pre 9.30: Una politica per la città. Le buone pratiche amministrative 



Il Welfare aziendale tra contratto e mercato

Si terrà il 14 aprile prossimo venturo il seminario di studio AReS su “Welfare aziendale tra contratto e mercato”, organizzato in collaborazione con PWC, Welfare Company e Formiche.

L’incontro si svolgerà nella splendida cornice del Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma, a partire dalle ore 9.30 e fino alle ore 13.00.
I lavori verteranno  attorno al recentissimo Decreto Attuativo in materia di Welfare Aziendale, Partecipazione e Salario di Produttività previsto dall’ultima Legge di Stabilità.

E’ possibile fin da ora scaricare il programma in PDF seguendo Questo LINK e confermare la presenza al seminario scrivendo all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.



O la Repubblica o il caos

 

''O la Repubblica o il caos''  - Pietro Nenni e la fondazione della Repubblica italiana

Convegno che si terrà presso il Senato della Repubblica, 17 febbraio 2016 - Biblioteca "Giovanni Spadolini" acheterdufrance.com piazza della Minerva, 38 Roma.

Dalle Ore 15:

– presiede LUIGI COVATTA

Nenni, l’Avanti! e la Repubblica – UGO INTINI Nenni ed il referendum – PIERO CRAVERI Nenni e la Costituente – CESARE PINELLI

Dalle Ore 17:

– presiede SERGIO ZAVOLI
Nenni e la democrazia italiana – RICCARDO NENCINI, GIORGIO NAPOLITANO, MAURIZIO SACCONI, LUIGI ZANDA

L’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima Per informazioni e accrediti:

Mondoperaio – tel. 0668307666 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.