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Pippo Morelli una vita nel sindacato

di Luigi Viviani

Se ne è andato in silenzio così come aveva vissuto gli ultimi vent’anni, dopo che la malattia gli aveva improvvisamente impedito di comunicare. Ciononostante la scomparsa di Pippo Morelli ha lasciato un vuoto enorme nella sua famiglia, in particolare nella moglie Susanna che lo ha assistito rivoluzionando la sua vita,  nei numerosi amici e nel sindacato, a testimonianza dell’impegno disinteressato  e della perdurante  autorità morale  conquistati nella militanza di una vita.

Pippo Morelli è stato infatti un sindacalista tanto autentico quanto particolare, per ispirazione ideale, determinazione politica, mitezza di carattere, estraneità alle logiche di potere che inevitabilmente intersecano la vita delle grandi organizzazioni.

Proveniente da quel mondo cristiano-sociale emiliano che ha avuto in Giuseppe Dossetti ed Ermanno Gorrieri gli esponenti più significativi, il suo incontro con il sindacato, e la Cisl in particolare, è stato la logica proiezione di una visione dell’impegno culturale e sociale che vedeva nell’organizzazione dei lavoratori una espressione di particolare significato.

 

Fin dall’inizio fece parte di quella task force di esperti contrattuali che la Cisl, negli anni ’50 e ’60, preparò come stimolo e sostegno  alla contrattazione aziendale, allora agli inizi e terreno di azione identitaria della Cisl. Ma un ruolo prevalentemente tecnico, pur importante, non poteva soddisfare l’ansia di impegno e di concreta efficacia che Pippo annetteva al suo lavoro. Per cui progressivamente transitò verso l’impegno direttamente sindacale ricoprendo diversi incarichi nella Cisl di Milano, nella Fim e nella FLM nazionale, nella Cisl regionale dell’Emilia Romagna, e infine come direttore del Centro Studi della Cisl di Firenze, fino a quel viaggio in Brasile in seguito al quale contrasse la malattia che lo sottrasse all’impegno diretto.

Nel corso di questa lunga militanza, caratterizzata da innumerevoli incarichi, Pippo, tranne nel caso dell’Unione Regionale dell’Emilia Romagna, non ha mai ricoperto incarichi di responsabilità generale, preferendo far parte di una squadra nella quale poteva dare il meglio di sé attraverso un’ azione di stimolo culturale e politico e di  formazione sindacale che riteneva  strumento fondamentale per la creazione e la crescita di una classe dirigente motivata e qualificata come condizione essenziale per garantire al sindacato un futuro protagonista. Nonostante questo  suo ruolo, apparentemente meno appariscente, Pippo Morelli è stato un vero dirigente politico, profondamente determinato nelle sue convinzioni, coraggioso nelle sue scelte innovative, talvolta spinte  fino alla contestazione e alla critica, anche dei suoi stessi amici di tante battaglie comuni, quando intravvedeva atteggiamenti adattivi e arrendevoli nei confronti delle posizioni politiche correnti. Il suo genuino disinteresse e il suo autentico spirito di servizio, alieni da ogni ricerca di posizioni di potere,  legittimavano  questo suo ruolo di coscienza critica, accettata anche da molti di coloro che costituivano il bersaglio dei suoi giudizi. Questo suo modo di concepire e praticare la militanza sindacale gli procurò tuttavia, accanto a una stima diffusa, proporzionale al grado di conoscenza della sua personalità, anche critiche e attacchi da parte  avversari nello scontro interno che caratterizzò la vita della Cisl per tanti anni, che, a mio avviso, nonostante tensioni e conflitti, furono tra i migliori negli oltre sessant’anni della vicenda di questo sindacato.

La personalità ideale, culturale, sindacale e politica di Pippo Morelli si intravvede con lineare coerenza negli ambiti in cui ha dato il suo contributo  allo sviluppo della Cisl e di tutto il sindacalismo italiano.

Quattro, a mio avviso, sono stati gli  ambiti prioritari nei quali il suo contributo è risultato di particolare rilevanza ed efficacia:

- il ruolo della contrattazione collettiva come strumento principe dell’identità e dell’azione sindacale;

- il rapporto tra sindacato, cultura e formazione come via necessaria per la formazione di sindacalisti e di dirigenti adeguati ad un impegno sempre più rilevante e indispensabile per inoltrarsi nel futuro;

- la scelta convinta per l’unità sindacale come condizione di innovazione e di rafforzamento del sindacalismo confederale;

- l’impegno internazionale del sindacato come dimensione strutturale di un sindacato protagonista nel mondo che diventava sempre più globale.

Illustrare quanto Pippo ha fatto in questi campi esula da questo sintetico ricordo ma bastano poche indicazioni per dare il senso di un ruolo forte, tanto articolato e poliedrico quanto profondamente unitario nella sua ispirazione e finalità.

Pippo Morelli è stato uno dei protagonisti dell’innovazione contrattuale del sindacato, nella Cisl, nella Fim, e nella Flm. Alcune delle scelte contrattuali più significative praticate dal sindacato negli anni ‘ 60 e ’70 lo hanno visto protagonista dall’interno del processo decisionale. Basterebbe ricordare la piattaforma contrattuale dell’autunno caldo, compresa quella scelta particolare degli aumenti uguali per tutti, che solo a posteriori è stata criticata anche da chi allora la decise, l’inquadramento unico operai impiegati, le 150 ore e altro. In queste scelte Pippo sapeva offrire un contributo fatto, ad un tempo, di rigore intellettuale e esperienza pratica che rendeva possibili scelte che a prima vista parevano utopiche.

Il campo di lavoro nel quale si è impegnato maggiormente è stato quello del rapporto tra sindacato, cultura e formazione nel quale ha profuso anni di lavoro con spirito innovativo. Per Pippo la formazione costituiva lo strumento fondamentale di qualificazione del lavoro, specie dopo la fine del fordismo, e di innovazione dell’azione sindacale. Lo dimostrò innanzitutto nella formazione sindacale dove operò con continuità per decenni in diverse strutture con diverse responsabilità. In tal modo ha contribuito a formare una parte rilevante della generazione di sindacalisti metalmeccanici e dell’industria, della Cisl e della Flm, che sono stati i protagonisti della  la riscossa sindacale dell’autunno caldo e dei successivi anni ’70. Pippo è stato un formatore solido e concreto, che rifuggiva dalle sottigliezze intellettuali e che sapeva coniugare cultura e innovazione sindacale in aderenza con lo sviluppo dell’organizzazione. Nella formazione professionale, assieme ad Augusto Giorgioni, realizzò tra le esperienze più innovative in Emilia con un efficace rapporto negoziale e cooperativo con l’allora assessore e poi presidente della Regione, Pierluigi Bersani. Tutto questo suo impegno aveva come orizzonte strategico l’unità sindacale, allora terreno di scontro e di innovazione sindacale, con esiti finali purtroppo negativi. Pippo Morelli fu un ispiratore instancabile del processo unitario, nel quale intravvedeva la strada maestra per una nuova organizzazione dei lavoratori, rinnovata nella cultura, nella strategia e nell’azione concreta. Una idea di unità che sarebbe opportuno riprendere anche oggi di fronte alla prospettiva di declino che coinvolge il sindacato. Per questo egli partecipò con passione impegno a tutte le scelte di avanzamento dell’unità e si oppose con analoga determinazione agli arretramenti, anche quando venivano motivati come frutto di indispensabile realismo politico. Questo lo fece talvolta apparire, da una parte dell’establisement sindacale  come un candido  ingenuo, che normalmente è l’accusa che i propugnatori degli equilibri costituiti affibbiano ai contestatori, ma la cosa non importava più di tanto a Pippo.

Ricordo invece con quanto impegno e continuità seguì, dalla segreteria nazionale,  il mio inserimento nella Fim di Vicenza, specie nei momenti più difficili, per affermare in quel sindacato la linea dell’unità sindacale.

L’impegno internazionale del sindacato fu un altro degli ambiti prioritari del ruolo di Pippo Morelli, in particolare nei confronti dello sviluppo del sindacato brasiliano, verso il quale la FLM nazionale fu impegnata prima a sostenere, poi a qualificare il nascente gruppo dirigente dei metalmeccanici, allora guidato dal futuro presidente Lula e l’intera confederazione, la CUT. Pippo, assieme ad Alberto Tridente, fu tra i protagonisti degli sviluppi di questo rapporto impegnandosi in particolare nel campo della formazione dei sindacalisti di quel paese. La scuola di formazione sindacale di Belo Horizonte, che la FLM nazionale contribuì a far nascere e a svilupparsi, ebbe in Pippo Morelli, oltre che un infaticabile sostenitore, un protagonista dell’attività formativa partecipando a diversi seminari di approfondimento reciproco dei problemi dell’azione sindacale. Quando ebbi la fortuna di partecipare, all’inizio degli anni 90, a un viaggio in Brasile con Pippo e Beppe Stoppiglia, constatai con quanto impegno e approfondimento seguiva i problemi di quel paese e di quel sindacato, attraverso una interminabile serie di incontri con varie personalità e gruppi, nell’intento di capire tutto ciò che si muoveva in quella società allora attraversata da una fase di particolare dinamismo.

Questo era Pippo Morelli come l’ho conosciuto e con il quale ho avuto l’occasione fortunata e l’onore di partecipare ad una fase di impegno comune.

Il senso profondo della sua testimonianza di inquieta serenità nel sindacato penso possa essere sintetizzato in questa riflessione di Jaques Delors, un sindacalista e un politico che egli apprezzava particolarmente: “Io ho sempre una sorta di rivolta in me, … contro i limiti della mia stessa azione. Mantengo una insoddisfazione profonda di fronte al modo con cui vive la società, a  come si svolgono  i rapporti tra le persone, e questa non mi abbandonerà mai” .

Una riflessione che dovrebbe costituisce una sorta di codice interiore di ogni sindacalista, particolarmente per quei  giovani che anche oggi, con spirito esigente, intraprendono la strada difficile e talvolta impervia dell’impegno sindacale.

 

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