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Una proposta per la riduzione straordinaria del debito pubblico

Un’iniziativa dell’Università Link Campus

Lo scopo di questa proposta è contribuire a creare le condizioni  per la sopravvivenza dell'euro in condizioni che non comportino per l'Italia un aumento della disoccupazione, secondo il dettato costituzionale della nostra Repubblica, fondata sul lavoro. Per raggiungere l'obiettivo, riteniamo che si debba affrontare i nostro principale punto di debolezza: il rapporto debito pubblico/PIL, sia a livello centrale che locale. A tal fine proponiamo di cedere il patrimonio pubblico attivando strumenti tecnicamente efficaci ed efficienti, affidandoli alla cura di mani e di controlli affidabili e capaci.

 

 

 

Un gruppo di lavoro promosso all'interno dell'Università Link Campus di Roma guidata dal Prof. Vincenzo Scotti, ed a cui hanno attivamente contribuito i Proff. Giorgio e Ferruccio Sbarbaro, il Prof. Pierluigi Matera, il Prof. Paolo Balice Presidente A.I.A.F. (Ass.ne Naz.le Analisti Finanz.ri) ed il Dott. Guido Salerno-Aletta, ha rielaborato la proposta del Prof. Paolo Savona sulla riduzione del debito di qualche anno fa. Lo stesso Prof. Savona ha con entusiasmo accettato di coordinare e presiedere questo gruppo per poter rendere più attuale, alla luce delle mutate condizioni, le sue originali intuizioni in tema di abbattimento del debito pubblico.

 

La scelta è squisitamente politica ed è perciò che auspichiamo adeguate decisioni in materia.

 

In funzione di ciò è stato elaborato un piano per la riduzione straordinaria del debito pubblico che coinvolge parte del patrimonio pubblico senza gravare ulteriormente sulle imprese e sulle famiglie con un incremento della pressione fiscale.

 

 

Infatti, il ricorso esclusivo alla fiscalità per il miglioramento dei conti pubblici ha determinato una barriera insuperabile verso la crescita ed ha provocato un generale impoverimento delle risorse a disposizione del Paese verso gli investimenti ed il risparmio.

 

Tecnicamente si tratterebbe di mettere a disposizione una porzione del patrimonio pubblico italiano, per un importo di 380/400 mld di euro, pari a circa il 20% dell'intero attivo patrimoniale valutato in 1820 mld di euro, che consentirebbe di riportare il rapporto debito pubblico/PIL sotto la soglia psicologica del 100%. Incrociando gli ultimi dati disponibili forniti da Banca d'Italia ed Istat, l'attuale rapporto debito pubblico/PIL ammonta a 124,7%.

La vendita di asset, partecipazioni, immobili e concessioni di proprietà dello Stato non troverebbe, però, in questo momento d'incertezza dei mercati nazionali ed internazionali sufficienti garanzie di giusta e corretta valorizzazione e l'eventuale vendita  troverebbe indubbie difficoltà di assorbimento.

 

 

 

Ciò posto, la proposta formulata prevede la costituzione di una New Company con capitale detenuto da soggetti riconducibili allo Stato e da soggetti privati, come banche ed assicurazioni, a cui trasferire i beni oggetto della vendita. La liquidità per effettuare il trasferimento di tranche, che saranno determinate di volta in volta sia in termini quantitativi che qualitativi, sarà reperita sul mercato dei capitali mediante l'emissione di obbligazioni con allegata opzione (warrant) per l'acquisto dei beni stessi. 

 

 

 

Questo meccanismo consentirebbe l'immediata e contestuale diminuzione effettiva di quota-parte di debito pubblico, in quanto le obbligazioni emesse sarebbero senza la garanzia dello Stato e pertanto fuori del perimetro previsto dal Regolamento del Sistema dei Conti Europeo (ESA 95) per la redazione dei bilanci statali e periferici.

Lo scopo essenziale sarebbe, quindi, di non procedere immediatamente alla vendita a terzi dei beni pubblici, che troverebbero nel breve difficoltà di assorbimento a prezzi equi, ma di reperire contestualmente la liquidità con emissione obbligazionaria che posticipi, con l'esercizio dell'opzione, la vendita effettiva.

 

 

   Le peculiarità dell'operazione sono molteplici:

  • diminuzione immediata ed effettiva di porzioni di debito pubblico;vendita a prezzi certi e con regole omogenee e trasparenti;
  •  gradimento dei mercati per il coinvolgimento degli investitori istituzionali e privati che "vigilerebbero" sulla regolarità ed equità dell'operazione poichè parteciperebbero attivamente, con l'esercizio dell'opzione, alle dismissioni di parte del patrimonio dello Stato
  • sostituzione di gran parte delle emissioni di titoli pubblici diminuendo con sistematicità lo stock del debito;
  • valorizzazione dei beni ed asset pubblici ceduti, con innegabili effetti positivi in termini di occupazione ed investimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Inoltre, si potrebbe veramente e finalmente dare inizio a quel circolo virtuoso tanto auspicato e mai realizzato: la diminuzione del rapporto debito pubblico sotto quota 100% consentirebbe, agli attuali tassi, un risparmio annuo di circa 20 mld di euro in conto interessi da poter destinare da subito a supporto e stimolo della crescita. E' altresì prevedibile che ad un miglioramento così drastico del debito corrisponda una diminuzione sensibile dei tassi, i quali produrranno un ulteriore beneficio in termini di risparmio in conto interessi, che sono ammontati nel 2011 a circa 82 mld di euro.

 

Al veicolo New Company necessariamente dovranno partecipare, oltre a soggetti pubblici (Tesoro, C.d.P...) anche soggetti privati (banche, assicurazioni,...) non solo per ottenere lo "status" di  società non pubblica e quindi fuori dai vincoli imposti dai regolamenti comunitari, ma anche perchè è necessaria una capillare azione di collocamento delle obbligazioni.

Si potrebbe anche dare facoltà ai sottoscrittori delle nuove obbligazioni di poter pagare con titoli del debito pubblico italiano al valore originario di sottoscrizione, con incredibili vantaggi di bilancio che consentirebbero di non richiedere ulteriori ricapitalizzazioni e, nel caso degli Istituti bancari, di poter mettere a disposizione ingenti risorse a supporto dell'economia produttiva.

 

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