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IL VIZIETTO

di Raffaele Morese

Berlusconi rilancia la suggestione della lira. Non per nostalgia, ma per interesse. D'altra parte, da quando è entrato in vigore l'euro, non ha perso neanche un'occasione per parlarne male. E la ragione è una sola, dichiarata: se la BCE non può stampare moneta a dismisura, è meglio farne a meno.

La svalutazione è stata sempre la golden share dei Governi italiani per dare una via d'uscita all'economia, in deficit di competitività. Così, le esportazioni si avvantaggiavano sebbene la domanda interna fosse danneggiata dall'aumento dei prezzi; così, chi era indebitato fino al collo tirava un respiro di sollievo, a scapito di chi era stato virtuoso e vedeva i propri risparmi limati a dovere; così, i bilanci pubblici godevano di una maggiore possibilità di manovra, ma a farne le spese erano le buste paga e le pensioni.

Dietro ciascuno di questi vantaggi e svantaggi derivanti dalla svalutazione si possono intravvedere volti, persone, gruppi d'interesse, corporazioni, centri di potere interni ed internazionali; l'euro ha premiato la stabilità e quindi evitato la scappatoia facile di fronte alle difficoltà; in definitiva, sta favorendo tutta quella parte della società europea che vuole conti pubblici in ordine e conti privati efficienti.

Per questo, non bisogna sottovalutare le spinte anti euro. Sotto la bandiera della svalutazione si possono formare blocchi sociali e sensibilità politiche importanti e soprattutto possono solleticare forze politiche e leaders che non sanno governare ma vogliono governare. Il vizietto svalutativo è un virus che continua a circolare nella nostra società e se condito con un po' di antigermanismo, può causare danni ingenti a tutti noi.

     

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